| Storie dal tour 2006 di Jamie Cullum Vendere due milioni di copie del proprio primo album, e aver superato il milione di copie del secondo senza aver mai avuto un singolo in cima alle classifiche è la prova che Jamie Cullum deve il successo alla sua bravura e alla sua reputazione. Ancor più unico è il fatto che questo artista alterni senza difficoltà il pop all'hip-hop ai più complicati 'standard' jazzistici. È lui l'erede dei vecchi 'crooner' come Frank Sinatra? Abilissimo cantante, pianista ed autore, Cullum vanta una maturità del tutto estranea alla sua età anagrafica. Il suo recente tour europeo ha registrato immancabilmente il tutto-esaurito un po' ovunque, e un nuovo sistema di amplificazione ha reso più facile la sua 'migrazione' verso spazi più grandi per sostenere la crescita della sua notorietà.
Let’s swing, babe Reviews, Music
Qualche parola su due tizi tanto acclamati negli ultimi tempi (almeno a Radio Capital, dove in genere sanno abbastanza quello che dicono. In genere).
Il primo è Michael Bublé, canadese, con il suo album omonimo. Uno che sa usare la voce, senza dubbio, e ha imparato bene da Sinatra - e anche da Paul Anka, che è tra i destinatari dei ringraziamenti. Lo spazio che avrebbe potuto usare per stupire, la cover di “Crazy little thing called love” (scritta da Freddie Mercury), purtroppo finisce annegato in un sound da big band.
L’altro tizio, e relativo album, è Jamie Cullum, con Twentysomething, decisamente il mio preferito. Voce meno pulita e forse per questo più interessante (e l’album è stato registrato live e in analogico, qualcosa vorrà pur dire). Anche le canzoni originali, sempre in stile, sono non solo credibili ma anche parecchio piacevoli. E si merita un bravo particolare per la cover di “Lover, you should’ve come over,” che non si discosta troppo dalle atmosfere di Jeff Buckley senza però diventarne una copia.
Direi che, dei due, Jamie Cullum è quello che non servirà solo come colonna sonora di una cena. tags: Jamie Cullum music reviews
Ciao. Mi chiamo Linda Brindisi. Sono stata al concerto a Milano di Jamie Cullum rimanendone incantata.. Sono una giovane illustratrice italiana. Vorrei scrivere a Jamie ma trovo difficoltà a scovare la sua e- mail dove riceve posta. Potete essermi d’aiuto?. Grazie Linda
Forse hai già visitato la pagina dei contatti sul sito di Jamie Cullum: http://www.jamiecullum.com/contact/ È l’unico modo che conosco per mandargli posta. È difficile che personaggi al suo livello rendano pubblico un indirizzo e-mail personale, ma pare che Jamie stesso legga tutta la posta spedita dai fan.
25 gennaio 2006 [-23547579] Jamie batte tutti Musica, Eventi, Software » english
Sì, certo, mi sarei dovuto preoccupare meno e avrei dovuto portare la mia nuova macchina fotografica al concerto di Jamie Cullum ieri sera al Rolling Stone di Milano. Sarei tornato a casa con foto decisamente migliori di questa schifezza (e sapevo benissimo che la mia vecchia macchina, quasi del tutto automatica, non rende bene se la luce è scarsa). Ma questo è ciò che ho – più un frammento video di un minuto in cui Jamie canta “These Are the Days,” che è ancora meno presentabile di questa foto.
Peccato, perché il concerto è stato divertente. Jamie è iperattivo come nei video, e la sua voce e il suo stile non mancano di eguagliare tutte le aspettative – nelle canzoni originali, negli standard jazz e nelle cover. Certo, i fan puristi di Jeff Buckley o dei Radiohead avranno senz’altro da ridire – ma, come ho già detto in passato, non credo che Jeff sarebbe deluso dalla versione di Jamie di “Lover, You Should Have Come Over.”
Credo che ciò che è stato detto del concerto di due giorni fa a Nonantola valga anche per quello di Milano (a parte che qui Jamie beveva Guinness, buon per lui), quindi non scriverò nessuna vera recensione. Dirò solo che ne è valsa davvero la pena. È valsa l’attesa di tre mesi, avere perso il concerto di New York, e anche il mal di gola (che non mi ha impedito di cantare, e non ero il solo). tags: concerts Jamie Cullum jazz Milano photos
24 settembre 2005 [-34186692] Jamie’s hits and (my) miss Recensioni, Musica
Yesterday in Milan I found myself facing Jamie Cullum’s new album, Catching Tales, which for some reason I didn’t think would come out until next week – so that was a nice surprise. I listened to it on my train trip back, and again once I got home. Contrary to what Jamie himself says on the video DVD that included in the special edition of the album, Catching Tales seems to me less jazz and quite more pop than the previous one, Twentysomething. But of course Jamie should know, so I won’t argue on that. Maybe a few more times listening to it and I will understand it better.
So far, my favorite tracks are “London Skies,” “Photograph” and “7 Days to Change Your Life.” The last track, “My Yard,” which I suspect to be the first single, has been on the radio for a few days now, so it doesn’t count.
I like the evolution in songwriting and in the general sound, that doesn’t make me miss songs like “These Are the Days,” which was the one that drew me to Jamie Cullum in the first place – and I can’t really miss it, since I have it on CD…
One thing I’m going to miss is Jamie’s concert in New York on Oct. 11. What’s worse than simply missing it is that I will arrive in New York on Oct. 11, but since my plane lands at 19:25, I don’t think I’ll ever make it from JFK to the concert by 21:00. And of course there will be only one show. Damn. tags: Jamie Cullum jazz music New York pop
Caro Paolo, premettendo che ormai sono una attenta lettrice dei tuoi articoli, vorrei sapere se conosci Jamie Cullum, giovane ragazzo talentuoso di soli 26 anni, mi sembra londinese ma forse dico una castroneria... cmq è un artista Jazz e me ne sono innamorata dopo aver ascoltato CATCHING TALES; ve lo consiglio. Se poi trovate anche Twenty something e Pointless Nostalgie scoprirete un mondo fantastico. Vi parla una ragazza che non sapeva apprezzare il jazz. Ovvio ce ne sono diversi tipi, ma è pur sempre un inizio.
Edited by JamiE88 - 8/4/2006, 20:30 |